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Nutrizione e comportamento alimentare

C’è una domanda che ha accompagnato tutta la mia formazione e la mia attività professionale: perché?
Capire perché accadono le cose, quali meccanismi le determinano e quali connessioni esistono tra fenomeni apparentemente diversi è sempre stato il modo in cui ho affrontato le Scienze Biologiche.
La mia prima grande passione è stata la biologia forense. Da lì è nato l’interesse per la genetica e, successivamente, per le sue applicazioni alla nutrizione umana: un ulteriore strumento per comprendere quanto ogni persona possieda caratteristiche biologiche, fisiologiche e metaboliche proprie.
Con il tempo si è aggiunto lo studio del microbiota, in particolare di quello gastrointestinale: un ecosistema straordinariamente complesso, in continua relazione con l’organismo che lo ospita e coinvolto in numerosi processi fisiologici, metabolici, immunitari e neuroendocrini.
Ma una delle domande alle quali ho dedicato maggiormente le fondamenta della mia attività di nutrizionista è stata un’altra:
perché è così difficile, per tante persone, gestire il proprio rapporto con il cibo?
Perché conoscere perfettamente ciò che sarebbe opportuno mangiare non significa necessariamente riuscire a farlo? Perché una persona può essere profondamente motivata a cambiare e, nello stesso tempo, continuare a mettere in atto comportamenti alimentari che razionalmente non vorrebbe avere? Ho cercato queste risposte studiando il problema da prospettive differenti. Una lunga collaborazione professionale con psicoterapeuti mi ha permesso di approfondire le dinamiche emotive, relazionali e comportamentali che possono intervenire nel rapporto con il cibo.
Parallelamente, ho approfondito i meccanismi biologici e biochimici che regolano fame, sazietà, gratificazione, risposta allo stress, motivazione e comportamento alimentare.
È proprio dall’incontro tra questi diversi livelli che nasce gran parte del mio modo di intendere la nutrizione. Il comportamento alimentare non dipende soltanto dalla volontà Mangiare è un comportamento biologicamente molto complesso. Nel momento in cui scegliamo, desideriamo o consumiamo un alimento, il nostro comportamento non è determinato esclusivamente da una decisione razionale. Il cervello integra continuamente segnali provenienti dall’intestino, stato energetico dell’organismo, ormoni, circuiti della gratificazione, memoria, esperienza, ambiente, abitudini ed emozioni. Molti di questi processi sono automatici. I sistemi che regolano la sopravvivenza, la ricerca di gratificazione, la risposta allo stress e numerosi comportamenti appresi, si attivano rapidamente, molto prima che intervenga la risposta cosciente e ragionata.
La capacità razionale dell’essere umano rimane fondamentale: ci consente di progettare, scegliere, modificare le nostre abitudini e orientare consapevolmente il comportamento. Ma non opera nel vuoto. Deve continuamente confrontarsi con meccanismi fisiologici, motivazionali ed emotivi profondamente radicati nella nostra biologia e nella nostra storia individuale.
Conoscere questi meccanismi significa smettere di interpretare ogni difficoltà alimentare semplicemente come mancanza di volontà.
Limitarsi a prescrivere cosa mangiare non può essere sufficiente.
Intestino, cervello e metabolismo fanno parte dello stesso sistema.
Anche l’intestino partecipa a questa rete attraverso l’asse intestino-cervello, un sistema di comunicazione bidirezionale nel quale intervengono vie nervose, endocrine, immunitarie e metaboliche. Il microbiota intestinale rappresenta una delle componenti di questa complessa interazione. La nostra biologia incontra il mondo in cui viviamo.
Anche la storia evolutiva dell’essere umano aiuta a comprendere questa complessità. Il nostro organismo si è sviluppato nell’arco di tempi biologici lunghissimi, mentre disponibilità di cibo, ambiente alimentare e modalità di consumo sono cambiati in maniera estremamente rapida. Meccanismi che per gran parte della nostra storia hanno favorito la sopravvivenza si trovano oggi a operare in un ambiente caratterizzato da disponibilità continua di alimenti, elevata palatabilità, stimoli costanti e occasioni di consumo praticamente illimitate. A tutto questo si aggiunge la storia individuale. Genetica, età, sesso, condizioni fisiologiche e patologiche, microbiota, sonno, attività fisica, stress, ambiente familiare e sociale, esperienze precedenti, abitudini ed emozioni contribuiscono a rendere unico il rapporto di ogni persona con il cibo.

Prima dello schema alimentare viene la comprensione della persona.
È questa complessità che sta alla base del mio lavoro. Un piano alimentare indica cosa mangiare. Ma perché possa diventare realmente parte della vita di una persona è necessario considerare i meccanismi che orientano il nostro comportamento alimentare, le difficoltà che si incontrano e il contesto biologico e personale nel quale quelle indicazioni dovranno trovare spazio. In questo sito affronto temi legati alla nutrizione, al microbiota, al metabolismo e al comportamento alimentare con finalità divulgativa, cercando di distinguere ciò che è sostenuto dalle conoscenze scientifiche dalle interpretazioni eccessivamente semplicistiche. Comprendere perché mangiamo in un determinato modo è il primo passo per riuscire davvero a cambiarlo.